Anthem: la EA si è superata?

In un mercato colmo di prodotti appartenenti al genere, che poco sono stati in grado di innovare e che non hanno saputo convincere quasi mai appieno il proprio pubblico, EA tenta il colpaccio, affidando il proprio loot shooter ad un team in forte crisi, ma dall’innegabile talento. Non tutto è andato come doveva e, ben più importante, nessun gioco appartenente a questa schiera può dirsi completo e rifinito al suo arrivo sul mercato. Sono tante le motivazioni che ci hanno portati alla votazione a fondo recensione , che resta contestualizzata a questo preciso momento di Anthem, sul quale non smetteremo di lavorare per farvi sapere se diverrà ciò che indubbiamente può essere.A differenza di ciò che spesso accade in epopee di queste genere, e che la stessa BioWare fece con il suo intramontabile Mass Effect, Anthem non mette sul piatto una storia multiplanetaria, limitandosi a raccontare un futuro che, a grandi linee, richiama quanto già fatto anche da Guerrilla con Horizon: Zero Dawn. Seppure non si nomina mai la Terra, appellandosi alla regione come Bastion , l’obiettivo è quello di narrare una storia ambientata in un remoto futuro nel quale l’uomo ha mantenuto una base culturale e sociale vicina a quella tribale, ma con innesti tecnologici incredibilmente avanzati. In questo ambiente si sviluppa una trama tutt’altro che abbozzata, fatta di figure antiche e imperscrutabili come i “Creatori”: un’antica razza di esseri che hanno lasciato dietro di loro una quantità quasi infinita di manufatti in grado di generare mostruosità di ogni genere. Nel corso della campagna , che vanta una durata variabile tra le quindici e le quaranta ore (in base al vostro approfondimento dei rapporti con i vari personaggi non giocanti), siamo chiamati ad impersonare uno specialista lanciere. Questi individui rappresentano l’ultimo baluardo dell’umanità chiamato a difendere la propria terra dal lascito dei nostri avi. Per fare questo vengono in loro soccorso i Jevelin , esoscheletri avanzati e di varia natura, capaci di trasformare i lancieri in vere e proprie macchine da guerra. Subito dopo un prologo ben riuscito e utile anche a scegliere il sesso e i tratti generali del nostro alter ego, il resto della personalizzazione estetica è legata a doppia mandata a queste armature in grado di volare per i cieli di Bastion.Con buona pace di tutte le chiacchiere inutili legate al presunto downgrade che, seppur presente come accade rispetto a qualsiasi titolo dal momento della presentazione al suo effettivo rilascio, non ha allontanato il gioco da un’eccellenza inarrivabile da qualsiasi altro diretto concorrente. Si potrebbe discutere su una componente artistica non sempre ispirata e che lascia il tempo che trova nella complessità della flora e della fauna di Bastion, ma nulla di tutto ciò va ad inficiare su una potenza visiva a tratti disarmante, che trova nella possibilità di volare per le sconfinate mappe del gioco il suo elemento più accattivante.

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